La storia del marchio Mello’s

La storia del marchio Mello’s

Era il 1986 quando nasceva il marchio Mello’s. Il nome riconduceva alla Val di Mello, una valle situata nel cuore della Valtellina, famosa nel mondo per le sue attrattive ambientali, per la ricchezza di itinerari escursionistici e soprattutto per le vie d’arrampicata al punto da esser definita la “piccola Yosemite”.

Il primo storico logo Mello’s ( il “faccione” ) è tratto dallo scatto fotografico che ritrae un famoso arrampicatore con una farfalla sulla mano e che esprime con un linguaggio unico e irresistibilmente romantico il rapporto idilliaco tra gli arrampicatori e la natura.

Con questo brand venne creata una prima una produzione di abbigliamento dedicata all’arrampicata ed in seguito una più tecnica per l’alpinismo ed le attività outdoor in genere.

Non ci volle molto perché il marchio si affermasse nel settore a livello internazionale accompagnando grandi personaggi della montagna nelle loro imprese da 0 a 8000 metri.

Le collezioni Mello’s, oggi come allora, sfruttano i migliori tessuti disponibili sul mercato e i capi d’abbigliamento sono modellati per fornire il massimo supporto e ineguagliabile confortevolezza durante l’attività all’aria aperta.

Un aiuto a piccoli e grandi progetti d’avventura dove affidabilità, sicurezza, comodità e resistenza non sono un optional, ma una necessità.

I capi di abbigliamento Mello’s sono infatti pensati da sportivi e per gli sportivi che per lavoro e per passione passano molto tempo sulle montagne e non accettano compromessi in termini di performance.

Tutto questo, ovviamente, coniugando alla tecnica un proprio DNA stilistico unico ed apprezzato.

Le origini

Quando l’uomo era  ben lontano da fare la sua comparsa sul pianeta, fenomeni di subduzione di placche tettoniche crearono in prossimità del mantello terrestre delle gigantesche gocce di magmi acidi, chiari, fluidi e più leggeri dei basalti che li circondavano. Queste gocce furono spinte verso l’alto dalla forza di Archimede e  solidificarono velocemente divenendo duro e compatto granito.

Una di queste gocce emerse dagli abissi della Terra tra California e Nevada. Ghiacciai, fiumi e agenti esogeni plasmarono la massa grigiastra creando la valle di Yosemite. Un’altra goccia, formatasi molti milioni di anni dopo e a molte migliaia di chilometri di distanza, emerse tra la provincia di Sondrio e la Svizzera e vi furono scolpite le vette del  Masino-Bregaglia e della sua più famosa valle laterale, la val di Mello.

Poi, molto più tardi, venne l’uomo, che in questi luoghi aguzzò l’ingegno per trarre di che sostentarsi in luoghi dalla bellezza stupefacente quanto inospitali. Ancor più tardi venne l’uomo moderno che, non più insidiato dal problema del procacciarsi il nutrimento, intese ciò che incute timore, come la verticalità delle pareti di Yosemite e della val di Mello, come una sfida anziché l’invito alla diffidenza. Iniziò quindi una corsa per “conquistare l’inutile”.

Negli anni ’50 giovani rocciatori americani si cimentarono nelle difficilissime salite sulle inviolate grandi pareti di Yosemite con uso e abuso di tecnica artificiale. Conquistate tutte le principali pareti questa prima corrente inevitabilmente si esaurì e fu rimpiazzata, a partire dagli anni ’70, dagli Stonemaster, ovvero rocciatori esponenti di una controcultura caratterizzata da un nuovo approccio alla montagna. Le pareti venivano salite in free climbing alla ricerca di libertà in uno spirito mistico di fusione con la natura di una valle incontaminata. Un approccio in netto contrasto con l’eroismo e la sfida brutale al monte che fino a quel momento aveva segnato l’alpinismo.

Sul finire degli anni ’70 un  movimento analogo a quello degli Stonemaster interessò la val di Mello. Inizialmente i giovani si concentrarono sui sassi di fondovalle per affinare la propria tecnica, ma anche per “smitizzare le grandi pareti” e le alte cime, unici obbiettivi ritenuti meritevoli dall’alpinismo classico. Questi giovani erano invisi a quel mondo conformista della montagna che, inconsapevole d’essere davanti a una rivoluzione epocale, con celia li apostrofò come “sassisti”, per poi dover capitolare sbigottito dapprima dinnanzi alle conquiste delle inviolate pareti di fondovalle, poi alle ripetizioni senza mezzi artificiali e in velocità delle classiche vie d’alta montagna e infine alla tracciatura di nuovi itinerari di difficoltà estrema affrontati senza alcuna retorica e nel tentativo di lasciare intatte e pulite le strutture appena scalate.

L’attrezzatura dei sassisti era una novità: leggere scarpette a suola liscia avevano sostituito i pesanti e goffi scarponi, nut e friend avevano rimpiazzato i chiodi. Ma non solo: pure l’abbigliamento di questi giovani era diverso e trasmetteva quel senso di anticonformismo e spensieratezza tipico del movimento sassista.

Fu in questo grande fermento che nacque il marchio Mello’s, chiaramente legato alla libertà e all’innovazione che investivano la valle da cui mutua il nome. La celebre fotografia di Jacopo Merizzi, che ritrae il padre del sassismo Ivan Guerini intento a dialogare con la farfalla che gli si è posata sull’indice della mano, è stata quindi ispirazione per il logo di Mello’s nonché simbolo dell’ “ambientalismo sportivo” di quegli anni.

La val di Mello per gli sportivi

Un solco nel granito che da San Martino Valmasino si spinge a ENE per 9 km verso il cielo, fino alla vetta del monte Pioda (m 3441): questa è la val di Mello, riserva naturale dal 2009.

Il placido fondovalle bagnato dal fiume Mello, meta della più classica delle passeggiate e cosparso di massi erratici utilizzati per la pratica del boulder, è circondato da una imponente fascia rocciosa su cui sono state individuate interessantissime strutture per l’arrampicata (Precipizio degli Asteroidi, La Mongolfiera, lo Scoglio della Metamorfosi, il Pappagallo, Le Dimore degli Dei…) e su cui corrono leggendarie vie di roccia, tra cui le famose Luna Nascente, Il Risveglio di Kundalini, Nuova Dimensione (la prima via di VII grado in Italia), Oceano Irrazionale, Cristalli di Polvere (la prima via di VIII grado in valle), …

Più su si sviluppano le valli laterali sospese dall’azione dei ghiacciai quaternari e rigate da limpidi e spumeggianti corsi d’acqua spezzati da suggestive cascate, in primis quelle del Ferro e della Zocca.

Le valli meridionali (Romilla, Temola, Mezzola e Arcanzolo) non sono accessibili liberamente poiché vi insiste quella porzione di riserva definita “integrale”, mentre le cinque valli settentrionali sono meta ambita per gli escursionisti: val del Ferroval Qualido, val di Zoccaval Torrone e  val Cameraccio.

Queste valli sono attraversate dal Sentiero Roma che unisce Novate Mezzola in Valchiavenna a Chiesa in Valmalenco con 5 tappe, 65 km, 4700 metri di dislivello positivo, 300 metri di catene, 8 valichi e una quota massima di m 2950. Il Sentiero Roma è il più impegnativo e celebre tracciato escursionistico delle Alpi Centrali ed è fulcro, ad anni alterni, di una gara di corsa in montagna tra le più belle di tutte le Alpi: il Trofeo Kima. È un percorso di 52 km con 4200 m di dislivello che attraversa 7 valichi tutti al di sopra dei m 2500 e che vanta nell’albo d’oro la firma dei più grandi campioni della specialità.

Nella pertinenza della val di Mello l’unica struttura gestita in quota è il rifugio Allievi Bonacossa in alta val di Zocca, ma per agevolare escursionisti e alpinisti, a questo si aggiungono il bivacco Molteni-Valsecchi in val del Ferro, il bivacco Manzi in val Torrone e il bivacco Kima in val Cameraccio.

L’alpinismo in val di Mello si rivolge alle alte cime, quali quelle della costiera del Cameraccio, i pizzi Torrone, il Picco Luigi Amedeo, la punta Rasica, la cima di Castello, la cima di di Zocca o i pizzi del Ferro, dove accanto ad itinerari classici – divenuti talora difficilissimi in seguito al ritiro dei ghiacciai –  si sviluppano vie moderne purtroppo sempre più caratterizzate dall’abuso di spit che priva inesorabilmente i nuovi rocciatori della possibilità di trovare, oltre a un banco di prova per i propri muscoli e per la propria tecnica, anche quel senso d’avventura di cui si poteva beneficiare fino a qualche anno fa.

Se  in primavera e nei mesi estivi la val di Mello è letteralmente presa d’assalto dai turisti, l’afflusso di gitanti diminuisce in autunno quando lo spettacolo naturale aumenta e le pareti di granito sono bordate dalle sfumature più accese e i fianchi delle montagne si colorano di svariate tinte. Il faggio, essenza tra le più diffuse con anche esemplari monumentali, all’accorciarsi dei giorno vira il colore delle sue foglie da un giallo-arancio sfumato ad un rosso ruggine, per poi spogliarsi e consegnarsi nudo all’inverno.

Nella stagione fredda la tranquillità è garantita: non sono molti gli escursionisti e gli alpinisti che si addentrano in val di Mello, anche a causa del breve soleggiamento. La neve, il ghiaccio e la brina qui hanno lunga vita. Il freddo però non è solamente un elemento negativo, anzi. Sulle grandi pareti si formano numerose cascate  di ghiaccio dove gli appassionati dell’effimero si cimentano in salite mozzafiato.  Di scialpinisti, invece, se ne vedono davvero pochi, scoraggiati dai lunghi avvicinamenti con gli sci in spalla e ignari del fatto che questo è il modesto prezzo da pagare per disegnare le proprie tracce su pendii tra i più belli delle Alpi.

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